Dopo 9 anni di vita, più di 4’700 pagine, 25 articoli, 11 testi monografici e 18 autori (senza contare quelli anonimi), con questo nuovo numero, il primo del 2020, AutoRicerca cambia look, sia per quanto riguarda le sue copertine che per il layout interno. Un cambiamento che marca l’intenzione della rivista di continuare a crescere negli anni a venire: (1) rivolgendosi a un pubblico sempre più internazionale e (2) proponendo con sempre maggiore frequenza anche tematiche non necessariamente specificatamente legate alla ricerca interiore.

Riguardo il punto (1), attiro l’attenzione sul fatto che dei 19 numeri pubblicati dal 2011 al 2019, quattro lo sono già stati anche in edizione inglese (più esattamente, i numeri 7, 12, 16 e 19), mentre un volume è stato pubblicato unicamente in lingua inglese (il numero 18). Questo per sottolineare che AutoRicerca, pur nascendo come rivista in lingua italiana, ha comunque sempre cercato, nei limiti delle proprie risorse, di comunicare con un pubblico di lettori il più vasto possibile. Negli anni a venire, l’intenzione è di continuare a proporre contenuti anche in lingua inglese, con maggiore frequenza, in parallelo alle edizioni in italiano, o come volumi indipendenti solo in inglese.

È il caso del presente volume, che chiude il ciclo dei primi 20 numeri della rivista, riproponendo in lingua inglese alcuni articoli precedentemente pubblicati solo in italiano, più alcuni contenuti extra. Più esattamente, in questo volume troverete la versione inglese di 6 articoli pubblicati nei numeri 1, 6 e 10, da Wagner Alegretti, Nanci Trivellato e Massimiliano Sassoli de Bianchi, più due articoli aggiuntivi, uno sempre di Trivellato, con anche la recensione di un recente libro scritto da questa autrice, e l’altro scritto da Rodrigo Montenegro.