Musica

Quando ascoltiamo un ritmo, perché il nostro corpo comincia a muoversi, come per magia? Una prima osservazione è che le nostre orecchie, a differenza dei nostri occhi, non hanno l’equivalente delle palpebre. Non possiamo chiudere le orecchie come chiudiamo gli occhi (salvo ovviamente usare le nostre dita per farlo). Questo significa che in qualche modo siamo in un dialogo “vibrazionale” costante con il nostro ambiente esteriore.

Una seconda osservazione è che il movimento spontaneo del nostro corpo non avviene in presenza di qualsiasi suono. Se il ritmo è troppo monotono e prevedibile, la risposta sarà molto debole, se non del tutto assente, e lo stesso accade quando è troppo caotico, cioè privo di ogni struttura.

Una terza osservazione è che siamo maggiormente disponibili alla danza, al movimento armonico, quando il ritmo che ci avvolge diventa “sincopato”, cioè quando avviene uno spostamento rispetto a un equilibrio prestabilito, quando l’imprevedibile rompe la simmetria del prevedibile. Ogni volta che questo accade, il nostro corpo-mente viene sorpreso; la sorpresa genera piacere; il piacere permette di attingere a un’energia rinnovata, per esplorare l’inatteso, per esplorare una traiettoria che ci conduce a un nuovo equilibrio, a una nuova comprensione.

La pratica del movimento consapevole richiede idealmente la presenza di alcuni ingredienti fondamentali: uno spazio curato, la disponibilità di entrare nella danza rimanendo presenti a sé stessi e cercando, nella misura del possibile, di sospendere l’attività della mente pensante ordinaria. Infine, una musica i cui ritmi e melodie si relazionano in modo armonico con le possibilità del nostro strumento psico-corporeo, pur producendo sempre delle sorprese, delle piccole sfide, foriere di un ascolto attivo, consapevole e creativo.