Soul writing è il nome che ho dato a una pratica di scrittura che ha tratti introspettivi, visionari, poetici e sperimentali, una scrittura che chiunque può praticare da sola o in gruppo, una scrittura che vuole essere esplorazione dei mondi interiori e osservazione della vita alla ricerca del senso e soprattutto della prospettiva dell’anima.
A questo punto è d’uopo definire cosa intendo per anima, termine che amo molto usare proprio perché sfugge ad una definizione univoca ed evoca associazioni molteplici, tutte rivolte all’invisibile.
Io concepisco l’anima come quella parte del nostro essere che vede l’interezza degli eventi e dei processi che formano la nostra vita, ne riconosce l’essenza ed è depositaria del piano che presiede al dipanarsi della nostra esistenza.
Questa visione dell’anima corrisponde ad un sentire interiore che mi ha accompagnato per la maggior parte della mia vita. Da qui è sorta l’idea che un’arte che fosse orientata all’anima dovesse essere espressione della tensione verso il senso ma anche strumento di guarigione e di celebrazione della complessità della nostra vita.
Ma di solito non è l’anima che scrive, è il piccolo io, che dà voce alla psiche e a volte racconta le vicissitudini di un’anima incarnata. Quindi la scrittura diventa una ricerca di quel punto di transizione tra ciò che è intimo e ciò che è universale.
Eppure certe volte anche l’anima comunica direttamente e il piccolo io funge da umile traduttore. Allora nasce qualcosa che somiglia ad una versione postmoderna della poesia mistica o ad una sorta di canalizzazione poetica. Ma il soul writing non consiste solo nel far parlare l’anima, consiste nel dare voce a tutte le parti di noi, ma senza dimenticare l’unità del nostro essere. Per questo è una scrittura composta da miriadi di frammenti che si compongono in costellazioni significative.
È quindi una scrittura che fa un passo al di là dell’intimismo, del gioco creativo e della scrittura letteraria in senso stretto.
È anche una pratica che combina e mescola i generi e sperimenta con forme diverse per creare testi ibridi ed evocativi. Testi introspettivi o (auto)biografici possono coesistere con testi fantastici e visionari, con poesia e prosa breve (flash fiction). Ma anche il mini-saggio filosofico o la scrittura meditativa e contemplativa possono essere soul writing e molto ancora. Si sperimenta con le forme fino a trovare quelle che ci corrispondono di più.
Il soul writing non è una pratica terapeutica in senso stretto, benché le finalità di un lavoro introspettivo che si apre alla spiritualità sono sempre indirettamente terapeutiche. Ma quello che voglio non è una pratica con una finalità estrinseca, che sia al servizio di qualcosa d’altro che non sia il tradurre, in modo sempre parziale e approssimativo, la tensione tra io, psiche, anima e spirito.
Ognuno trova il suo modo di definire questi termini. Ognuno di noi vive nella tensione generata dalla loro coesistenza in noi. La scrittura diventa uno strumento per mantenere vivo il dialogo tra loro.
Penso a questa scrittura come a qualcosa di diverso da un mero lavoro alla scoperta di sé stessi. Non voglio che sia relegata tra le pratiche di autopromozione dell’io, in cui la scrittura e l’introspezione si trasformano in strumenti per migliorarsi, scoprire il proprio potenziale e tutto ciò che ostacola il suo manifestarsi.
Pensiamo sempre che si tratti solo di noi, ma noi cominciamo veramente ad esistere quando decidiamo di collaborare con forze che ci trascendono. L’io si dibatte, si vuole tutto il tempo (ri)costruire, ma a volte ascolta le voci sbagliate, è corruttibile perché è nato in e per questa dimensione, che sembra così limitata finché non la si guarda in trasparenza.
Quindi anche il soul writing sarà una scrittura che ama l’io e non lo mortifica, al massimo lo decostruisce.
Ma ora cerchiamo di essere un po’ più pratici: cosa intendo concretamente per soul writing?
Detto in termini molto riduttivi: una forma particolare di scrittura creativa.
Non ci sono tecniche specifiche. Si può attingere dalle migliaia di tecniche inventate nell’ambito della scrittura creativa ma usarle con un intento differente, meno rivolto all’espressione puramente creativa che al disvelamento di strati successivi di significato che assumono gradatamente una forma compiuta, che ci rivela qualcosa che era rimasto fino a quel momento latente.
Le tecniche creative vengono inoltre integrate da pratiche meditative, immaginative e psicofisiche. Si tratta soprattutto di creare uno spazio che favorisca la produzione di testi, il cui scopo non sia solo espressivo ma anche trasformativo.
Lo scopo è creare un corpus testuale, cioè una raccolta di testi significativi.
Si scrivono testi che hanno per noi una funzione e un valore particolari. Sono testi destinati a noi stessi o testi che verranno condivisi e, volendo, anche pubblicati.
Quello che conta è che la scrittura, in qualche modo, espanda la coscienza e ci faccia intuire l’ordine superiore che presiede alle nostre esistenze. Nelle vite c’è sempre una bellezza, che a volte non riconosciamo, per questo cerchiamo anche di scrivere testi che soddisfino criteri estetici soggettivi.
I testi devono acquisire una qualità un po’ magica, essere energia condensata, contenere mini-rivelazioni, essere piccoli trattati o fantasie che fanno succedere cose in noi e, a volte, anche intorno a noi.
Anche se questi testi si posizionano al di fuori del discorso letterario, non significa che debbano essere amatoriali. La cura della forma è parte integrante del processo. Ma non ci appoggiamo a nessuna regola stilistica particolare, ognuno lentamente trova i propri criteri.
Dopo che abbiamo praticato il soul writing per un po’, avremo a disposizione un serie di brevi testi, ai quali potremo sempre tornare, magari scriverne altre versioni, che esprimono il passo successivo nel nostro tortuoso percorso evolutivo.
Saranno testi che potremo sempre rileggere e forse ogni volta ci diranno qualcos’altro. Saranno la forma tangibile di un processo di soul making, di fare anima. Questa è un’espressione presa dalla psicologia archetipale e indica l’immergersi nelle immagini interiori fino a trasformare l’esperienza in profondità psichica, lasciando che il mondo acquisti spessore simbolico. Io andrei ancora più in là e direi che il processo di soul making è un vero e proprio esprimere l’anima, quella parte che presiede al nostro essere nel mondo e ne custodisce il senso.
Quindi il soul writing è un lento ricamo che alla fine mostra un’immagine significativa? Forse, la metafora della tessitura mi sembra molto affine al lavoro di scrittura, oltre ad essere una delle immagini più ricche ed evocative del lavoro creativo tout court.
Tutto questo sembra molto più difficile di quanto non lo sia in realtà. Chi vuole provare il soul writing, può iscriversi al mio corso Varchi di luce, oppure contattarmi ([...]). Offro anche accompagnamenti individuali per chi vuole praticare questo tipo di scrittura da sola.
