Il Focusing: accedere all’inconscio corporeo

04.02.2026 - Francesca Vicky Scher

Il Focusing è una tecnica introspettiva che mette in collaborazione il pensiero e un particolare sentire corporeo, espressione dell’inconscio somatico e delle sue capacità di orientare processi di presa di coscienza. Attraverso il focusing impariamo a dialogare con il corpo non solo come fonte di sintomi, ma come depositario di una conoscenza implicita che indica la direzione del cambiamento.

La tecnica è stata sviluppata negli anni Settanta dallo psicoterapeuta Eugene Gendlin con l’obiettivo di offrire ai pazienti uno strumento semplice e utilizzabile anche al di fuori delle sedute. Diffusosi rapidamente come pratica di autoaiuto, è tuttora ampiamente utilizzato. Una seduta dura idealmente non più di venti minuti e, con un po’ di pratica, può essere svolta in meno di un quarto d’ora, ogni volta che emerge una questione irrisolta o il desiderio di esplorare il proprio sentire.

Il processo si articola in sei fasi. Si inizia con il fare spazio: ci si siede comodamente, si rallenta il respiro e si porta l’attenzione all’interno, senza concentrarsi su contenuti specifici. Si lascia emergere un sentire ancora vago, mettendo temporaneamente da parte pensieri ed emozioni già noti.

Segue la percezione del senso sentito (felt sense), una sensazione globale e indefinita che esprime il modo in cui il corpo vive una determinata questione. È una fase delicata: occorre restare con l’ignoto, senza anticipare interpretazioni mentali, permettendo alla sensazione di stabilizzarsi.

Nella terza fase si cerca una corrispondenza: una parola, un’immagine o una breve espressione che risuoni fedelmente con il felt sense. Quando la corrispondenza è autentica, il corpo lo segnala con una lieve sensazione di assenso. Pensiero e sentire devono restare in contatto, senza forzature.

Si entra poi in risonanza, oscillando tra sensazione e parole, osservando come entrambe si trasformano. Se il felt sense cambia, anche la corrispondenza si adatta. Il processo resta sempre ancorato al presente: ciò che è essenziale riemerge spontaneamente, anche in forme nuove.

Nella fase del chiedere, si pone una domanda al felt sense – ad esempio cosa rende la questione così com’è o cosa è necessario perché cambi – attendendo una risposta che produca un reale movimento interno. È il corpo che “risponde”; la mente traduce.

Infine, nel ricevere, si accolgono le risposte con ascolto e pazienza, senza incalzare. Ogni comprensione autentica produce una trasformazione del felt sense. Il processo si conclude spontaneamente, lasciando una visione più chiara di ciò che si prova e di ciò che è necessario per il cambiamento.

Il focusing risveglia una capacità naturale ma spesso latente. Richiede pratica e delicatezza, ma, se non interferito da idee preconcette, segue una dinamica propria in cui i risultati emergono in modo naturale.

Per approfondire, vedi il mio articolo su Scrivener Blog, e il testo di riferimento di Eugene Gendlin (Focusing, 1978, Bantam Books), disponibile anche in traduzione italiana.

Il focusing, oltre ad essere una pratica a sé stante, può essere introdotto come tecnica di comunicazione con l’inconscio somatico in altri processi e contesti, ad esempio nella scrittura introspettiva e nell’astrologia esplorativa.